Che cos'è l'autocertificazione
È una dichiarazione con cui il cittadino attesta, sotto la propria responsabilità, stati e qualità personali che altrimenti richiederebbero un certificato. La disciplina sta nel DPR 445 del 2000, che distingue due strumenti diversi.
La dichiarazione sostitutiva di certificazione (art. 46) sostituisce un certificato che una pubblica amministrazione potrebbe rilasciare, e vale solo per gli stati elencati dalla norma: nascita, residenza, cittadinanza, stato civile, stato di famiglia, titolo di studio, situazione reddituale, assenza di condanne e altre voci.
La dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà (art. 47) copre invece stati, qualità e fatti a diretta conoscenza di chi dichiara, anche riferiti ad altre persone, e non ha un elenco chiuso.
Chi è obbligato ad accettarla
Le pubbliche amministrazioni e i gestori di pubblici servizi. Dal 2012 non possono nemmeno più chiedere il certificato: l'art. 15 della legge 183/2011 lo vieta, e un ufficio pubblico che pretendesse il certificato al posto della dichiarazione starebbe violando la norma.
I privati (banche, assicurazioni, aziende) non sono obbligati, ma possono accettarla e spesso lo fanno.
Come si scrive
La struttura è fissa e il generatore la rispetta: intestazione con l'articolo di riferimento, generalità complete, avvertenza sulle sanzioni penali dell'art. 76, formula DICHIARA, contenuto, luogo, data e firma.
L'avvertenza sulle sanzioni non è un ornamento: serve a rendere consapevole chi firma, e un modulo che la omette è incompleto. Chi dichiara il falso risponde penalmente e decade dai benefici eventualmente ottenuti (artt. 75 e 76).
Firma, documento e bollo
La dichiarazione va firmata a mano. Se la consegni allo sportello puoi firmarla davanti al dipendente; se la spedisci, la invii via PEC o la fai consegnare da un'altra persona, allega la fotocopia di un documento di identità in corso di validità (art. 38, comma 3).
È esente da imposta di bollo e non comporta alcun costo: né marche, né diritti di segreteria.
Domande frequenti
L’autocertificazione ha un costo?
No: è gratuita ed esente da imposta di bollo. È il certificato rilasciato dal Comune ad avere un costo, ed è proprio quello che l’autocertificazione evita.
Quali sono le principali cose che posso autocertificare?
Data e luogo di nascita, residenza, cittadinanza, stato civile, stato di famiglia, esistenza in vita, titolo di studio, qualifica professionale, situazione reddituale, possesso del codice fiscale, stato di disoccupazione, qualità di pensionato o studente, assenza di condanne penali.
Un ufficio pubblico può rifiutare l’autocertificazione?
No, per gli stati previsti dall’art. 46 è tenuto ad accettarla. Dal 2012 non può nemmeno chiedere il certificato al suo posto (art. 15 L. 183/2011). L’amministrazione ha però il potere di controllare la veridicità di quanto dichiarato.
Devo sempre allegare il documento di identità?
Solo se non firmi davanti al dipendente addetto: in quel caso serve la fotocopia di un documento in corso di validità.
L’autocertificazione scade?
Non ha una scadenza propria, ma deve essere veritiera quando viene presentata: se lo stato dichiarato cambia, va rifatta.
Fonti normative
Valori normativi verificati fino all'anno fiscale 2026.
- DPR 445/2000, artt. 38, 46, 47, 75 e 76 - dichiarazioni sostitutive (verificata il 2026-08-05)
- L. 183/2011, art. 15 - le PA non possono piu’ chiedere certificati ai cittadini (verificata il 2026-08-05)