Dimissioni per giusta causa: quando spettano NASpI e niente preavviso

Se è il datore ad aver reso impossibile continuare, le dimissioni cambiano natura: niente preavviso e diritto alla NASpI. Ecco cosa vale come giusta causa.

Il tuo preavviso

Il giorno in cui trasmetti (o hai trasmesso) il modulo su servizi.lavoro.gov.it
Di regola il giorno successivo alla comunicazione. Alcuni CCNL lo fanno partire da giorni fissi del mese (per esempio il 1\u00b0 o il 16): in quel caso correggi la data
La trovi nel tuo CCNL, di solito cresce con l\u2019anzianit\u00e0 e il livello
Anche questo lo dice il CCNL: "giorni di calendario" \u00e8 il caso pi\u00f9 comune
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I giorni lavorativi escludono le festivit\u00e0 nazionali italiane, Pasquetta compresa. La revoca delle dimissioni \u00e8 possibile entro 7 giorni dalla trasmissione, con la stessa procedura telematica (art. 26, c. 2, D.Lgs 151/2015). In caso di giusta causa il preavviso non \u00e8 dovuto.

Cosa dice la legge

L'art. 2119 del codice civile permette di recedere senza preavviso quando si verifica una causa che non consente la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto. Applicato alle dimissioni: se è il comportamento del datore a rendere impossibile restare, te ne puoi andare subito, e il torto è suo. Da questo discendono le due conseguenze pratiche: niente preavviso da rispettare (anzi, spetta a te l'indennità sostitutiva del preavviso) e diritto alla NASpI, perché la disoccupazione è considerata involontaria.

Cosa vale come giusta causa

La valutazione è caso per caso, ma la giurisprudenza e la prassi INPS riconoscono da tempo alcune ipotesi ricorrenti: il mancato pagamento delle retribuzioni protratto, il mancato versamento dei contributi, molestie o comportamenti vessatori (mobbing), il demansionamento, lo spostamento ingiustificato a una sede lontana, pretese illecite del datore. Il punto comune è la gravità: un ritardo isolato di pochi giorni nello stipendio difficilmente basta, mesi di stipendi non pagati sì.

La procedura resta telematica

Anche per giusta causa le dimissioni passano dal modulo online su servizi.lavoro.gov.it (o dal patronato): nel modulo si seleziona la causale "dimissioni per giusta causa". Attenzione a un punto che sorprende molti: la causale che dichiari non viene "certificata" dal portale. Sarà l'INPS, alla domanda di NASpI, a chiederti di documentare i fatti (per esempio le buste paga non pagate, la diffida inviata al datore); e se il datore contesta, la parola finale è del giudice. Per questo conviene precostituire le prove: una diffida scritta al datore prima delle dimissioni è spesso il passaggio che fa la differenza.

NASpI: come si chiede in questo caso

La domanda è la stessa di ogni NASpI, entro 68 giorni dalla cessazione, allegando la documentazione della giusta causa. Per stimare quanto ti spetta e per quanti mesi, usa il calcolatore NASpI: la giusta causa incide sul diritto, non sull'importo.

Domande frequenti

Con le dimissioni per giusta causa prendo la NASpI?

Sì: la cessazione è considerata involontaria. L’INPS chiede però di documentare la causa (per esempio stipendi non pagati) e può revocare la prestazione se la giusta causa risulta insussistente in giudizio.

Devo comunque dare il preavviso?

No: la giusta causa è esattamente la situazione in cui il preavviso non è dovuto (art. 2119 c.c.). Spetta anzi al lavoratore l’indennità di mancato preavviso a carico del datore.

Quanti stipendi non pagati servono per la giusta causa?

Non esiste un numero fissato dalla legge: conta la gravità complessiva dell’inadempimento. Nella pratica un ritardo significativo e reiterato, documentato da una diffida rimasta senza esito, è la situazione tipica riconosciuta. In caso di dubbio, un passaggio dal patronato o da un legale prima di dimettersi evita errori irreversibili.

Fonti normative

Valori normativi verificati fino all'anno fiscale 2026.