Dimissioni senza preavviso: cosa si rischia e quando si può

Andarsene subito si può, ma ha un prezzo preciso: l’indennità di mancato preavviso. Salvo i casi in cui il preavviso non è dovuto affatto.

Il tuo preavviso

Il giorno in cui trasmetti (o hai trasmesso) il modulo su servizi.lavoro.gov.it
Di regola il giorno successivo alla comunicazione. Alcuni CCNL lo fanno partire da giorni fissi del mese (per esempio il 1\u00b0 o il 16): in quel caso correggi la data
La trovi nel tuo CCNL, di solito cresce con l\u2019anzianit\u00e0 e il livello
Anche questo lo dice il CCNL: "giorni di calendario" \u00e8 il caso pi\u00f9 comune
Le tue date
ultimo giorno di lavoro

Il conteggio nel dettaglio
VoceData
Libero dal
Durata effettiva in calendario
Revoca possibile fino al

I giorni lavorativi escludono le festivit\u00e0 nazionali italiane, Pasquetta compresa. La revoca delle dimissioni \u00e8 possibile entro 7 giorni dalla trasmissione, con la stessa procedura telematica (art. 26, c. 2, D.Lgs 151/2015). In caso di giusta causa il preavviso non \u00e8 dovuto.

Il preavviso è un obbligo con un prezzo

L'art. 2118 del codice civile impone il preavviso nella durata fissata dal CCNL, e mette in conto la possibilità di non rispettarlo: chi recede senza preavviso deve all'altra parte un'indennità equivalente alla retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso non lavorato. Applicato alle dimissioni: se il tuo CCNL prevede 30 giorni e te ne vai subito, il datore può trattenere dalle tue competenze finali (ultima busta, ratei, TFR) l'equivalente di quella retribuzione. Se lavori metà preavviso, la trattenuta si riduce in proporzione ai giorni mancanti.

Quando andarsene subito è legittimo

Tre situazioni tolgono di mezzo il preavviso: le dimissioni per giusta causa (art. 2119 c.c.), il recesso durante il periodo di prova (art. 2096 c.c.), e l'accordo con il datore: le parti possono sempre pattuire l'esonero dal preavviso, meglio se scritto, e in quel caso nessuna indennità è dovuta. Una variante frequente è il datore che, ricevute le dimissioni, preferisce farti uscire subito: se la scelta è sua, è lui a doverti la retribuzione del periodo.

Quanto costa, in pratica

L'ordine di grandezza è la retribuzione del periodo mancante: con una retribuzione lorda mensile di 1.800 € e 15 giorni di preavviso non rispettati, la trattenuta è nell'ordine dei 900 € lordi. Il conteggio esatto dipende dal divisore e dalle voci retributive che il tuo CCNL include nella "retribuzione di fatto": per il numero esatto serve il contratto alla mano, e per contare i giorni c'è il calcolatore qui sopra.

Attenzione alla scorciatoia dell’assenza

Sparire dal lavoro per farsi licenziare non funziona più: dal 2025, con l'assenza ingiustificata oltre il termine del CCNL (o oltre 15 giorni), il datore può attivare la risoluzione per dimissioni di fatto (art. 26, c. 7-bis, D.Lgs 151/2015, introdotto dalla L. 203/2024). Esito: rapporto chiuso per volontà tua, niente NASpI, e in più resta il diritto del datore all'indennità di mancato preavviso.

Domande frequenti

Il datore può trattenere l’indennità dal TFR?

La trattenuta avviene sulle competenze di fine rapporto, e nella prassi coinvolge anche il TFR nei limiti di quanto dovuto. Se ritieni la trattenuta sbagliata nel conteggio, contestala per iscritto e verifica il divisore previsto dal CCNL.

Se il datore mi dice di non fare il preavviso, perdo qualcosa?

Dipende da come nasce l’uscita anticipata. Se è un accordo (esonero pattuito), nessuna indennità da nessuna parte. Se è il datore a rinunciare unilateralmente alla tua prestazione durante il preavviso, la retribuzione di quel periodo ti spetta.

Nel periodo di prova devo dare il preavviso?

No: durante la prova entrambe le parti possono recedere liberamente e senza preavviso (art. 2096 c.c.), salvo che il contratto preveda una durata minima della prova.

Fonti normative

Valori normativi verificati fino all'anno fiscale 2026.