Ricevuta di pagamento

Compila i campi e ottieni la ricevuta già formulata: importo anche in lettere, distinzione acconto/saldo e avviso automatico sul bollo.

I dati della ricevuta

Chi riceve il pagamento (e firma)
Comune e indirizzo
Chi paga
es. "vendita della bicicletta usata marca X", "rimborso del prestito del 10 marzo"
es. contanti, bonifico bancario, assegno n. ...
Documento
RICEVUTA DI PAGAMENTO

Il/La sottoscritto/a ____________________,

DICHIARA

di aver ricevuto da ____________________ la somma di ____________________, a titolo di ____________________, a saldo di quanto dovuto per il titolo indicato.

____________, 11 agosto 2026

Firma di chi riceve il pagamento

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La quietanza \u00e8 un diritto di chi paga: l\u2019art. 1199 del codice civile obbliga il creditore a rilasciarla su richiesta del debitore. L\u2019importo compare in cifre e in lettere proprio perch\u00e9 cos\u00ec ogni correzione diventa visibile.

Cosa rende valida una ricevuta

Non serve un modulo ufficiale: la ricevuta è una dichiarazione del creditore, e vale se contiene gli elementi che permettono di ricostruire il pagamento. Chi ha ricevuto, da chi, quanto (in cifre e in lettere), a che titolo, se è un acconto o un saldo, quando. Il generatore mette in fila queste parti nell'ordine giusto e scrive l'importo anche in lettere: è l'accorgimento classico contro le correzioni, perché ritoccare un numero è facile, riscrivere una parola no.

Acconto o saldo: la riga che conta di più

È la distinzione da cui dipendono i rapporti futuri fra le parti. La ricevuta a saldo attesta che per quel titolo non resta altro da pagare; quella in acconto deve dire su quale importo complessivo l'acconto si imputa, altrimenti fra sei mesi nessuno saprà più quanto resta. Indicare il debito complessivo ha anche un effetto fiscale preciso: è la condizione per cui la ricevuta in acconto sotto i 77,47 € resta esente da bollo (nota 2 all'art. 13 della Tariffa, DPR 642/1972).

La marca da bollo da 2 euro

Sulle ricevute e quietanze fra privati, senza IVA di mezzo, l'imposta di bollo è di 2,00 € quando l'importo supera 77,47 €. La applica chi rilascia il documento, sull'originale consegnato, con data della marca non successiva a quella della ricevuta. Il generatore controlla l'importo e ti avvisa quando serve, segnando anche lo spazio nel documento.

Quando invece serve la fattura

Se chi riceve il pagamento è un'impresa o un professionista che opera nell'esercizio della propria attività, il documento giusto è la fattura (o il documento commerciale), non la ricevuta semplice: lì entra in gioco l'IVA e la disciplina è un'altra. Questa ricevuta serve nei rapporti fra privati e per i pagamenti che non passano da un'attività d'impresa: vendite occasionali fra persone, rimborsi, prestiti restituiti, canoni fra privati.

Domande frequenti

La ricevuta va firmata da entrambi?

Basta la firma di chi riceve il pagamento: è la sua dichiarazione. Chi paga conserva l’originale firmato, che è la sua prova.

Una ricevuta scritta a mano vale?

Sì: non esiste una forma obbligatoria. Contano gli elementi (parti, importo, titolo, data, firma), non il mezzo. Il modulo serve a non dimenticarne nessuno.

Cosa succede se manca la marca da bollo?

La ricevuta resta valida come prova del pagamento, ma il documento è fiscalmente irregolare e chi doveva applicare il bollo può subire la sanzione prevista dal DPR 642/1972. Con 2 € di marca non vale la pena rischiare.

Ricevuta e fattura sono la stessa cosa?

No. La fattura è il documento fiscale di imprese e professionisti e coinvolge l’IVA; la ricevuta è la prova del pagamento fra privati o fuori dall’esercizio d’impresa. Se hai la partita IVA e la prestazione rientra nella tua attività, devi fatturare.

Fonti normative

Valori normativi verificati fino all'anno fiscale 2026.