La ritenuta del 20%: quando sì e quando no
Dipende da chi paga. Se il committente è un'impresa o un professionista, è sostituto d'imposta: trattiene il 20% del compenso lordo a titolo di ritenuta d'acconto (art. 25 DPR 600/1973) e lo versa lui all'erario; a te arriva il netto, e la ritenuta la recuperi in dichiarazione dei redditi. Se il committente è un privato, non è sostituto d'imposta: nessuna ritenuta, incassi il lordo e dichiarerai tu il compenso. Il generatore fa i due casi con la spunta del committente: su 1.000 € lordi con ritenuta, 200 € di ritenuta e 800 € netti in tasca.
Le diciture che la ricevuta deve avere
Due, e il generatore le inserisce: che si tratta di prestazione di lavoro autonomo occasionale ai sensi dell'art. 2222 del codice civile, svolta senza vincolo di subordinazione e senza abitualità; e che l'operazione è fuori campo IVA per mancanza del presupposto soggettivo (art. 5 DPR 633/1972), che è il motivo per cui non serve la partita IVA e non si emette fattura.
Il bollo da 2 euro
Proprio perché la ricevuta è fuori campo IVA, sopra i 77,47 € sconta l'imposta di bollo di 2,00 € (art. 13 Tariffa DPR 642/1972): la marca va applicata sull'originale consegnato al committente. È il dettaglio dimenticato dalla metà dei fac simile in circolazione.
Occasionale davvero
La prestazione occasionale è tale se resta episodica: senza organizzazione, senza continuità, senza coordinamento stabile con il committente. Chi supera i 5.000 € di compensi occasionali nell'anno, considerando tutti i committenti, deve inoltre iscriversi alla Gestione Separata INPS per la parte eccedente. Se l'attività diventa abituale, la strada giusta è la partita IVA: la ricevuta occasionale non è un regime fiscale, è la fotografia di un lavoro saltuario.
Domande frequenti
Quanto trattengo di ritenuta su un compenso di 500 €?
Il 20% del lordo: 100 € di ritenuta e 400 € netti, se il committente è un sostituto d’imposta. Se è un privato, nessuna ritenuta: incassi 500 € e dichiari il compenso nei redditi.
La ritenuta del 20% è la tassazione definitiva?
No, è un acconto: il compenso concorre al reddito complessivo e la ritenuta già subita si scala dall’IRPEF dovuta in dichiarazione. Con redditi bassi può tornare indietro come rimborso.
Esiste un limite di 5.000 euro per le prestazioni occasionali?
I 5.000 € annui sono la soglia oltre la quale scatta l’obbligo contributivo alla Gestione Separata INPS sulla parte eccedente, sommando i compensi occasionali di tutti i committenti. Non è un tetto oltre il quale la prestazione diventa vietata, ma un confine contributivo; l’abitualità, però, resta il vero discrimine con la partita IVA.
Serve comunicare qualcosa all’INPS o all’Ispettorato?
Per il lavoro autonomo occasionale reso a imprese esiste l’obbligo di comunicazione preventiva all’Ispettorato del lavoro da parte del committente. È un adempimento del committente, non di chi emette la ricevuta.
Fonti normative
Valori normativi verificati fino all'anno fiscale 2026.
- Codice civile, art. 1199 - diritto del debitore alla quietanza (verificata il 2026-08-10)
- DPR 642/1972, Tariffa parte I, art. 13 - imposta di bollo su ricevute e quietanze (verificata il 2026-08-10)
- DPR 600/1973, art. 25 - ritenuta d’acconto sui compensi di lavoro autonomo (verificata il 2026-08-10)