A cosa serve
L'esistenza in vita è la lettera g) dell'art. 46. È uno stato che viene chiesto soprattutto nelle pratiche pensionistiche e assicurative: enti che erogano somme periodiche vogliono la prova che il beneficiario sia in vita. Verso una pubblica amministrazione o un gestore di pubblico servizio basta questa dichiarazione.
Il limite da conoscere
Gli enti privati, in particolare assicurazioni e istituti esteri, non sono obbligati ad accettarla: molti richiedono un certificato del Comune o una attestazione con firma autenticata, e gli enti previdenziali esteri seguono le proprie regole. Prima di usare l'autocertificazione verso un soggetto privato, chiedi se la accetta: eviti un viaggio a vuoto.
Per un'altra persona
L'esistenza in vita di un'altra persona non rientra nell'art. 46, che riguarda stati propri del dichiarante. Se devi dichiarare che un familiare è in vita e ne hai diretta conoscenza, lo strumento è la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà (art. 47).
Domande frequenti
L’INPS accetta l’autocertificazione di esistenza in vita?
L’INPS è una pubblica amministrazione, quindi nei suoi procedimenti vale l’art. 46. Per gli accertamenti periodici sui pensionati l’istituto segue però proprie procedure di verifica: se hai ricevuto una richiesta specifica, segui le istruzioni indicate nella comunicazione.
Posso dichiarare che mio padre è in vita?
Non con questo modulo, che riguarda solo chi firma. Per fatti relativi ad altre persone di cui hai diretta conoscenza si usa l’atto di notorietà (art. 47).
Fonti normative
Valori normativi verificati fino all'anno fiscale 2026.
- DPR 445/2000, artt. 38, 46, 47, 75 e 76 - dichiarazioni sostitutive (verificata il 2026-08-05)
- L. 183/2011, art. 15 - le PA non possono piu’ chiedere certificati ai cittadini (verificata il 2026-08-05)